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Gasparini Bruna

Mantova 1913 – Venezia 1998

 

Bruna Gasparini giunge giovanissima a Venezia e si inserisce ben presto nel tessuto culturale della città dove può alimentare la sua passione per la pittura e la poesia frequentando artisti, critici, poeti e letterati.

Autodidatta, non si inscrive infatti all’Accademia di Belle Arti, ma comincia a dipingere seguendo i suggerimenti e i consigli di amici, giovani artisti, tra cui L. Gaspari che seguirà i suoi esordi e diverrà poi suo marito (1943), e affermati maestri, tra cui A. Martini e V. Guigi.

Nel 1940 viene accolta alla XII Biennale di Venezia dove fu invitata anche nel 1948 e nel 1950 (sala personale) e nel ‘64.

Nel 1947 vinse il primo premio al Premio Watteau a Milano, l’anno dopo alla XXVI collettiva dell’Opera Bevilacqua La Masa vinse il primo premio per la pittura. Partecipa inoltre alle Quadriennali di Roma nel 1948, 1952 e 1955.

Ma sono gli anni cinquanta il momento in cui l’artista definisce il personale linguaggio espressivo avvicinandosi all’astrattismo e partecipando, grazie alla fraterna amicizia con Morandis, Bacci e Tancredi, agli avvenimenti e alle esperienze spaziali, pur mantenendo un ruolo assai riservato. Non firma infatti alcun manifesto, ma quando si presenta con la prima personale nel 1955 alla Bevilacqua La Masa di Venezia è evidente la profonda indagine sulle problematiche riguardanti lo spazio, la luce, il segno e il colore, comuni agli artisti spaziali. Suoi lavori sono stati esposti nel 1953 e nel 1956 con quelli dei firmatari del Manifesti dello Spazialismo nelle gallerie di Carlo Cardazzo, Il Naviglio di Milano e Il Cavallino di Venezia, punti di riferimento degli artisti spaziali.

Il suo modo di procedere si caratterizza per cicli di ricerca metodica, accompagnati da mostre intervallate da intensi momenti di solitudine produttiva.

Da sempre appassionata di poesia, scrisse lei stessa liriche che pubblicò nel 1961, accompagnate da suoi disegni, col titolo Momenti e che oggi rimangono quali eloquenti esempi della sua raffinata sensibilità.

Il suo lavoro di artista fu molto apprezzato da illustri poeti come Diego Valeri e Alfonso Gatto che, a proposito della sua pittura, la definì l’“incantatrice incantata”.


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